A bordo c’è un pilota di troppo!

Con le parole di un pilota istruttore americano dopo una sessione di passaggio del. C.te Stoppani quale pilota collaudatore su un C-47 a Vergiate presso la S.I.A.I. Marchetti nel 1953:
“A bordo c’è un pilota di troppo!”

(riportata da Giorgio Evangelisti in “Cento aeroplani e un grande cuore”, pag. 350)

Comunque il c.te Stoppani dopo essere stato capo pilota della SI.S.A., con una linea di volo di soli idrovolanti, dal 1932 fu capo collaudatore sia di aerei sia terrestri sia idrovolanti a Monfalcone, essendo gli aerei terrestri prevalenti per numero ed impegno sugli idrovolanti prodotti. In quel periodo in seno ai C.R.D.A. di Monfalcone, inizialmente affiancando Adriano Bacula e quindi affiancato quali collaudatori in volo da Anchise Testa e da Buffoli, furono collaudati in volo ca. 1.059 velivoli, di cui idrovolanti di produzione C.R.D.A. furono i seguenti:

 

15 Cant 25 M, 19 Cant 25 AR, 1 Cant 35, 1 Cant 37, 14 Cant/SIAI S.55, 231 Cant.Z.501, 38 Cant.Z.506 & 506C, 140 Cant.Z.506B o 506, 3 Cant.Z.508, 3 Cant.Z.509, 10 Cant. Z.515 (alcuni forse completati, ma non volanti al 1944) e singoli prototipi Cant.Z.504, Cant.Z.516 e Cant.Z.511 A, per un totale ca. 478 esemplari idrovolanti a fronte di ca. 581 terrestri, principalmente bombardieri trimotori.

 

Da qs lista sono naturalmente esclusi i velivoli di produzione Aeronautica Sicula, Piaggio e Breda. Gli aerei terrestri venivano involati da una striscia di decollo ai limiti occidentali dello stabilimento di Monfalcone di ca. 700 m, per poi portarsi sull’aeroporto di Ronchi a ca. 5 km distanza, dove proseguivano e si completavano i collaudi. La striscia di decollo era talmente limitata che i governali di poppa dei velivoli venivano fatti fuoriuscire dal cancello stradale della ditta vs. la strada carraia prima di dare tutta manetta, per poter sfruttare al massimo la limitata distanza d’involo, che in caso si rivelò insufficiente per un C.R.D.A./SIAI S.81 capottato dallo stesso c.te Stoppani!

 

Lo spettro dei velivoli terrestri andava dai Cant 26 e Cant.Z.1010 monomotori da turismo, ai trimotori “executive”, in terminologia moderna, Cant.Z.1012, agli impegnativi moderni bimotori Cant.Z.1018 e 1018 A.

All’epoca si diceva “avere la manetta in tasca”, poiché i comandi del gas in Italia erano a tirare, anziché a spingere come nei velivoli tedeschi e anglosassoni dell’epoca, nonché nei velivoli moderni.

(Grazie all’Ing. Decio Zorini per l’articolo)

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